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Sulle orme della legalità: centoquaranta ragazzi delle classi 4A, 4B, 4C, 4D, 4E, 4G e 4I, con il coordinamento della referente del Progetto prof.ssa Susi Del Pin, hanno ripercorso i passi fatti dai loro compagni, che hanno vissuto la stessa esperienza negli ultimi tre anni scolastici. Visto il numero elevato di adesioni al progetto, quest’anno sono stati formati due gruppi: il primo con le classi 4A, 4B, e 4C dall’8 al 12 ottobre, accompagnato dai docenti Del Pin, Cappellari, Feltrin e Polano; il secondo con le classi 4D, 4E, 4G e 4I e i docenti Del Pin, Croattini, Chiarandini, Santamaria, Clocchiatti e Picco dal 22 al 26 ottobre.

Non la “solita gita d’istruzione”, ma una vera immersione nella cultura siciliana e soprattutto nella vita di quei cittadini, che, in una Regione martoriata dai delitti di mafia, hanno deciso di dimostrare che la legalità e la responsabilità verso gli altri sono valori in cui è ancora possibile credere. C on il supporto di Veronica e Giusy per il primo gruppo e di Chiara e Stefano per il secondo, mediatori di Addiopizzo, gli studenti sono entrati a contatto con una realtà, spesso conosciuta solo attraverso i film e i racconti degli adulti. Il percorso, ormai collaudato in questi anni, ha permesso di ammirare sotto lo splendido sole siciliano la Valle dei templi di Agrigento, la casa di Pirandello, il percorso arabo-normanno di Palermo con la Cattedrale, la Cappella Palatina e il Duomo di Monreale con il magnifico Chiostro, ma soprattutto di vivere la ricchezza di testimonianze forti e spesso commoventi.

A Capaci c’è stato l’incontro con Dario Riccobono, il fondatore di Addiopizzo Travel. Nel Giardino della Memoria, che è stato inaugurato lo scorso anno in occasione dei 25 anni della strage di Capaci, è stato tracciato un quadro storico degli eventi di quel tragico 23 maggio 1992, mostrando i punti precisi in cui sono state svolte le operazioni di morte da parte dei mafiosi. La sua testimonianza è stata affiancata da Antonio Vassallo, il primo fotografo della strage, che ha messo in luce la tragedia di quel sabato di maggio, ma soprattutto le traversie giudiziare, che lui ha potuto vivere in prima persona, in quanto conosceva i compaesani, diventati i “manovali” che avevano collaborato nella preparazione dell’attentato. Forti e toccanti sono state le parole di Rocco Ranieri, costruttore dell’Hotel Torreata e del Direttore dell’Albergo-Ristorante Mosè di Agrigento, che hanno descritto ai giovani il loro impegno per permettere alla gente di lavorare nel rispetto della legalità in un ambiente dove c’è un’illegalità diffusa.

Rocco Ranieri, nipote di Luigi, assassinato dalla mafia, come gli amici e la cognata di Peppino Impastato, incontrati a Casa Memoria, ci hanno permesso di capire quanto lunga e tortuosa sia la strada per ottenere giustizia e già giungere ad una verità attraverso i collaboratori di giustizia è un sollievo per il dolore vissuto. Per il primo gruppo l’incontro più coinvolgente, divertente e commovente allo stesso tempo, è stato quello con Gregorio Porcaro, viceparroco di Padre Puglisi, che per due ore ha descritto sempre con il sorriso sulle labbra la grandezza di un piccolo e semplice uomo, parroco combattivo e pieno di speranza nel degrado di Brancaccio. Le sue parole non hanno solo parlato del sacerdote ucciso nel 1993, ma hanno parlato oggi a tutti noi. Per lui i ragazzi di Brancaccio che ce l’hanno fatta non sono il miracolo di Padre Pino, ma sono il risultato di un progetto di amore.

Solo chi ama quello che fa e le persone che incontra permette a loro di poter avere un futuro. Con il secondo gruppo la testimonianza con Gregorio non si è potuta realizzare, ma a Brancaccio, davanti alla casa, dove il parroco è stato assassinato, c’è stato un incontro imprevisto e proprio per questo ancora più prezioso. Mentre stava rientrando a casa, si è fermato con noi e ci ha raccontato la sua lunga amicizia con Puglisi, Pino De Pasquale, che ha accompagnato in ospedale il sacerdote morente ed è stato con lui negli ultimi istanti di vita. Le sue parole, come quelle di Gregorio, hanno messo in rilievo la grande fiducia che il prelato aveva negli esseri umani e nella possibilità che l’amore potesse cambiare anche una realtà dura come quella della Sicilia di quei terribili anni.

Ogni classe adesso avrà la possibilità di riflettere su questo viaggio e sull’esperienza vissuta per realizzare percorsi di approfondimento, come già altri allievi in passato sono riusciti a fare e a documentare. Per le impressioni dei ragazzi e per le foto di questa magnifica esperienza si rimanda al prossimo numero del giornalino scolastico “L’intrepido” . E’ possibile anche visionare il filmato prodotto dalla classe 5B dal titolo “Sulle orme della legalità. La mafia non ha ucciso il futuro”, che lo scorso anno è stato presentato al Concorso Borsellino e alla manifestazione Vicino-Lontano e che documenta il viaggio in Sicilia, fatto nel maggio 2017  con la regia di Francesco Mansutti.