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Martedì 24 settembre il Liceo Scientifico “N. Copernico” di Udine ha avuto l’onore e il piacere di ospitare il prof. Augusto Cavadi, uno dei maggiori studiosi sulla mafia e in particolare fondatore della Scuola di formazione “etico-politica” Giovanni Falcone a Palermo.

Il prof. Cavadi, autore di numerose pubblicazioni sull’argomento, fra cui “La mafia spiegata ai turisti”, “Il Dio dei mafiosi” e “Beato fra i mafiosi” si è intrattenuto per 4 ore con gli allievi delle dieci classi quarte che da lunedì 30 settembre parteciperanno al “Viaggio in Sicilia, sulle orme della legalità con Addiopizzo”. Oltre alla tradizionale meta a Palermo dove ci si concentra sulle guerre di mafia, il maxiprocesso e le stragi degli anni Novanta, quest’anno quattro classi andranno a Catania e la riflessione verterà sul tema delle indagini e delle inchieste antimafia. Il focus sarà messo sulla figura del Commissario di Polizia Beppe Montana, investigatore del pool antimafia ucciso nel 1985 e sul giornalista Giuseppe Fava, caduto per mano della mafia proprio a Catania il 5 gennaio 1984. In preparazione al viaggio gli allievi partecipano a diversi momenti di formazione e quest’anno la Coordinatrice del progetto, la prof.ssa Susi Del Pin, ha invitato il prof. Augusto Cavadi, figura di spicco nell’ambito della letteratura su questo attualissimo tema.

Il professore ha stimolato gli allievi alla riflessione partendo proprio dalla necessità di condividere la stessa accezione del termine “Mafia”. Il dibattito ha permesso di concordare una definizione comune, ossia “associazione criminale finalizzata ad ottenere potere e ricchezza con metodi persuasivi e consenso e, solo se necessario, con l’uso della violenza. La mafia, ha sottolineato il prof. Cavadi, a differenza del terrorismo non si pone come anti-Stato, ma mira ad entrare nello Stato per controllare il territorio. Per compiere quest’operazione cerca di ottenere il consenso della popolazione, scegliendo un linguaggio efficace e comprensibile. In quest’ottica si deve leggere anche la simbologia religiosa adattata dai mafiosi e condannata dagli ultimi pontefici, a partire dall’anatema di Giovanni Paolo II. I ragazzi hanno posto al relatore diverse domande e in particolare si sono chiesti se sia possibile combattere questo fenomeno, che, come diceva il giudice Falcone, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha avuto un inizio e avrà anche una fine. A questo interrogativo Augusto Cavadi ha risposto che ciò sarà possibile, utilizzando cinque armi: quella culturale della conoscenza del fenomeno, quella economica del consumo critico, quella politica del voto, quella pedagogica di un’educazione alla legalità e quella della formazione di una coscienza etica. In quest’ottica il docente ha invitato i ragazzi a non essere indifferenti, ad impegnarsi a partire dal proprio territorio e ha messo in luce, che questa opportunità di riflettere sulla mafia, andando poi in Sicilia e conoscendo le associazioni antimafia, è un grande segno di speranza e di cambiamento. Alla fine della mattinata uno scrosciante applauso ha salutato il prof. Cavadi ed è stato il modo più sentito ed autentico per ringraziarlo per la competenza e la passione con cui ha affrontato questi temi complessi con chiarezza e rigore.