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FRANCA VIOLA, IL CORAGGIO DI DIRE NO, UN SIMBOLO PER TUTTE LE DONNE
«Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce».
Quste parole di Franca Viola richiamo alla memoria una vicenda accaduta in Sicilia, ad Alcamo in provincia di Trapani, negli anni Sessanta de secolo scorso. Franca, una ragazza di 15 anni, si fidanzò con Filippo Melodia, un ragazzo che però venne arrestato per questioni di mafia. Il padre della giovane ruppe allora il fidanzamento e per questo Franca e la sua famiglia subirono violente minacce. Due anni dopo, il 26 dicembre 1965, Melodia rapì Franca Viola con l’aiuto di 12 complici, con i quali devastò l’abitazione della ragazza e aggredì la madre che tentava di difendere la figlia, che fu violentata, picchiata e lasciata a digiuno per otto giorni. Grazie al padre e alla polizia Franca fu liberata e Melodia e i suoi complici furono arrestati.
Secondo la morale e gli usi del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda avrebbe dovuto sposare il suo stupratore, salvando il suo onore e quello della famiglia. In quegli anni l’articolo 544 del codice penale ammetteva la possibilità di estinguere il reato di stupro, anche ai danni di una minorenne, con il cosiddetto “matrimonio riparatore” tra l’accusato e la ragazza offesa, perché la violenza sessuale era considerata oltraggio alla morale e non reato contro la persona. Franca rifiutò quel matrimonio e il caso sollevò in Italia forti polemiche.
Grazie alla determinazione e al coraggio di quella giovane donna, sedici anni dopo il suo rapimento, nel 1981 verrà abrogato l’articolo 544 con la legge 442. Solamente nel 1996 lo stupro da “reato contro la morale” sarà riconosciuto in Italia come un reato “contro la persona”. Franca Viola è così diventata il simbolo dell’emancipazione delle donne italiane.
«La violenza contro le donne è la manifestazione di una disparità storica nei rapporti di forza tra uomo e donna, che ha portato al dominio dell’uomo sulle donne e alla discriminazione contro di loro, ed ha impedito un vero progresso nella condizione delle donne…».
[Dichiarazione delle Nazioni Unite sulla Eliminazione della Violenza Contro le Donne, Risoluzione dell’Assemblea Generale, dicembre 1993].

IL QUADRO DELLA SITUAZIONE
La violenza contro le donne e le bambine è una piaga globale che continua ad uccidere, torturare e mutilare, sia fisicamente sia psicologicamente, sessualmente ed economicamente. È una delle violazioni dei diritti umani più diffuse, che nega il diritto delle donne e delle bambine all’uguaglianza, alla sicurezza, alla dignità, all’autostima e il loro diritto di godere delle libertà fondamentali. La violenza contro le donne esiste in tutti i paesi, attraversa tutte le culture, le classi, le etnie, i livelli di istruzione, di reddito e tutte le fasce di età. Nonostante la difficoltà di disporre di dati statistici, si stima che tra il 20 e il 50 per cento delle donne abbia subito una qualche vessazione fisica per mano del partner intimo o di un membro della famiglia (dati OMS, 1996).
L’Italia non è esente dal problema: la violenza di genere è una violazione dei diritti umani che in Italia è ancora largamente diffusa. Secondo gli ultimi dati ISTAT nel 2021 più di ventimila donne sono state accolte nei centri antiviolenza, il 3,5% in più del 2020. Al di fuori della coppia, l’80% degli stupri subiti dalle donne italiane è stato commesso da italiani, il 15% da stranieri, nel 5% delle denunce la vittima non sa o non risponde.
Chi sono i responsabili della violenza sessuale? Sempre secondo l’ultimo report ISTAT disponibile, in Italia gli stupri vengono commessi dal partner nel 62% dei casi, da amici nel 9,4%, da parenti nel 3,6%. Ogni due ore in Italia viene denunciata una violenza sessuale.

VESSAZIONI PSICOLOGICHE ED EMOZIONALI
Non esiste solo la violenza fisica, esiste anche la violenza psicologica che è più difficile da inquadrare negli studi, sfugge all’indagine e uno dei livelli più profondi e più insidiosi di violenza non può essere quantificato. Le vittime riferiscono che la continuata violenza psicologica, la tortura emotiva e la vita passata nel terrore, è spesso più insostenibile della brutalità fisica; e lo stress mentale provoca un’alta incidenza di suicidi e tentativi di suicidio.
È di pochi giorni fa la notizia delle gravissime violenze psicologiche subite dalle atlete di ginnastica artistica nell’accademia di Desio, in provincia di Brescia: sul caso sta indagando la procura della città lombarda. Nei loro racconti le giovanissime ginnaste avrebbero riferito di aver vissuto in uno stato di stress intollerabile, anche in relazione alla gestione del peso forma.

LE ADOLESCENTI. RAGAZZE E I RAGAZZI
Le adolescenti hanno bisogno dello stesso sostegno e della protezione che spetta alle donne adulte. Hanno bisogno di ricevere dalla società e dal sistema dell’istruzione messaggi chiari riguardo ai loro diritti. Il programma di studi scolastici deve comprendere linee educative miranti a rafforzare l’autostima delle ragazze e la loro capacità di difendere i propri interessi, favorendo l’assunzione da parte loro di ruoli di leadership.
Agli adolescenti maschi servono modelli positivi e chiari messaggi da parte degli uomini della loro famiglia e di tutta la società, che insegnino loro che la violenza contro le donne non è accettabile e che i violenti devono rispondere dei loro atti. Come gli adulti, anche i ragazzi adolescenti hanno bisogno di servizi che li aiutino a gestire e a controllare i loro eventuali comportamenti aggressivi.

COSA FARE?
Le cose da fare sono tantissime, il cammino per la parità di genere è ancora molto lungo. Sicuramente è anche una questione culturale e dunque la scuola ha un ruolo fondamentale. L’insegnamento della non violenza, la risoluzione dei conflitti, i diritti dell’uomo e l’uguaglianza tra i sessi, devono far parte dei programmi della scuola primaria e secondaria, dell’università, degli istituti professionali e degli altri percorsi di istruzione.
Scuola, famiglia, società civile, istituzioni e Stato, organizzazioni internazionali devono concorrere all’eliminazione della violenza contro le donne in tutte le sue forme e in tutti i campi della vita, tutelandone i diritti, promuovendone la piena partecipazione nella società.