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Guardo la scia che la nostra nave lascia sul mare mentre ci allontaniamo sempre di più dalla costa greca. È un mare calmo, rilassante che trasmette tranquillità. È lo stesso mare che nell’immaginario degli antichi greci era stato attraversato da dei ed eroi. Man mano che la nostra nave prosegue il suo tragitto verso casa, la Grecia assume sempre di più i caratteri del ricordo, il ricordo di quello che è stato il tanto atteso e ultimo viaggio della nostra vita trascorso con i compagni di classe.

“Viaggio alle origini dell’humanitas” si chiama, perché è proprio dall’antica Grecia che proviene ciò che ci caratterizza come esseri umani e che ci distingue dagli altri esseri viventi. Dalla Grecia deriva il nostro modo di pensare, il nostro modo di essere e la cultura occidentale. Gran parte di ciò che abbiamo studiato in questi cinque anni, infatti, si ricollega più o meno all’antica Grecia e ai valori provenienti da essa. Osservare quindi le sculture e i templi o attraversare i luoghi a cui sono collegate grandi battaglie o racconti mitologici è stato un po’ come dare concretezza a quello che avevamo soltanto visto e studiato sui libri fino a quel momento e che ci sembrava lontano.

Dall’Acropoli di Atene ci è apparsa la grandezza del Partenone e la vastità della città, che dall’alto sembra costituita da casette bianche un po’ disordinate e quasi sovrapposte, come accade nelle grandi metropoli. L’Acropoli è diventata il simbolo di Atene, essendo stata la parte più importante dell’antica polis, ed è ancora oggi la zona che più affascina dell’intera città. È però durante la notte, dall’Areopago, luogo roccioso in cui un tempo i giudici si riunivano per giudicare i delitti di sangue, che l’Acropoli colpisce con tutto il suo fascino: è illuminata da una luce calda e risalta sullo sfondo costituito dal cielo completamente buio. Se la città vista dall’alto, di giorno, fa riflettere su quanto essa sia in decadenza, durante la notte, illuminata da luci calde, emana tutta la sua bellezza.

La grandezza della civiltà greca ci è stata trasmessa anche da un’altra architettura: il teatro di Epidauro, ancora oggi conservato quasi completamente, che mette in risalto la capacità degli antichi greci di realizzare una struttura così ben progettata da permettere un’acustica quasi perfetta anche dagli ultimi posti della cavea, da cui è possibile sentire perfino il suono prodotto da una moneta che cade o da un foglio che viene strappato. Esso è emblema della grande capacità dei greci di fondare una cultura in grado di tramandarsi nei secoli e di dare le basi alla nostra umanità ed è sorprendente quanto gli antichi abbiano potuto compiere scoperte rivoluzionarie in ogni campo del sapere, dando anche origine alla filosofia, che si è in seguito differenziata nelle diverse scienze.

Ciò che è stato più suggestivo è stato proprio trovarsi in quei luoghi in cui hanno vissuto gli antichi greci e camminare dove più di duemila anni fa loro stessi si trovavano. Nonostante questo, oggi alcuni siti archeologici appaiono come se sentissero la mancanza di quello spirito greco che li ha resi memorabili. O forse, l’aspettativa, derivata principalmente dalla mitologia, nei confronti di determinati luoghi era così grande da non poter essere colmata completamente.

Purtroppo la realtà politica, economica e anche emotiva in cui si trova la Grecia contemporanea è ben diversa da quella di una volta. Vive oggi uno stato di abbandono, un po’ come i cani e i gatti randagi che vagano liberamente senza che nessuno li controlli in ogni sito archeologico, in cui ce ne sono almeno tre o quattro.

La povertà della Grecia si percepisce anche nelle vie delle città che, soprattutto la sera, appaiono troppo deserte, come se le persone non fossero più interessate a vivere in esse, e anche nelle strade che collegano una città all'altra, lungo le quali c’è poco traffico.

È come se la Grecia avesse dato molto nel corso del tempo, ma avesse oggi esaurito le sue risorse e la sua vera grandezza potesse rimanere soltanto nel ricordo di ciò che è stata. È come se ci si aspettasse molto da qualcosa che è stato grande, ma che ora prova un senso di vuoto oppure che ha semplicemente bisogno di un forte stimolo e una spinta per far emergere nuovamente e più di prima quella forza, quella bellezza e quella creatività che intrinsecamente le appartengono. Forse, a volte, può accadere lo stesso nell’interiorità di un individuo o durante un’epoca storica.

Intanto la nostra nave prosegue sempre per la sua strada, con il vento in poppa, attendendo che quella bellezza venga riscoperta.